Ho il fiatone ma devo prendere quel treno per forza, è l’ultimo della giornata.

Già la mattina mi era partito davanti ed ero arrivato in ritardo, ed era iniziato tutto male e con nervosismo. 10 minuti di ritardo mi avevano messo il mal di testa già di primo mattino. C’era un vento freddo e tagliente e per fortuna che avevo la sciarpa, altrimenti addio sensibilità al viso. Ma a parte quello, sto lavorando ad una faccenda che mi dà da pensare tutto il giorno tutti i giorni da qualche mese, ultimamente dormo male, di prendere sonno sul treno non se ne parla, leggo qualcosa per svagarmi ma serve a poco, non riesco a concentrarmi molto.

Avverbi opposti in frasi consecutive chi aveva detto che non si mettono mai? Era stato tanto tempo fa.

Muoversi in auto con questo traffico è davvero improponibile, quindi ci si accontenta.

Secondo dati statistici raccolti da me personalmente, quando devi assolutamente prendere il treno e sei vagamente in ritardo arriverai alla carrozza, premerai il bottone per far aprire le porte e verrai beffato dal Fato, vedendotelo partire davanti. Succede quasi sempre così, pare.

Leggo il ritardo accanto all’indicazione del binario, e mi rallegro. Finché non mi accorgo che il mio ritardo è superiore a quello. Non smetto di correre. Arrivo alla porta e mi sembra che si stia muovendo, impreco. Pigio senza speranze il pulsante e si apre, con il tipico suono. La giornata è decisamente meno pesante, ora. Il tempo di chiudersi le porte e stiamo viaggiando sui binari, che bellezza.

Il caldo è quasi insopportabile, ma l’aria condizionata sembra inesistente.

Una volta mi sono preso lo streptococco per colpa dell’aria condizionata, o almeno così dissero.

Preferisco di gran lunga l’inverno all’estate: ci si può abbigliare a strati successivi finché non si riesce a mantenere una temperatura corporea accettabile, ma quando fa caldo non ci si può svestire oltre un certo limite. Ammettiamo anche di poter girare in costume da bagno tutto il giorno (si sa, il pudore sociale è rigorosamente da rispettare, a qualunque costo). Quando temperatura e umidità raggiungono e superano certe soglie si può essere nudi quanto si vuole, ma si inizierà a sudare e ad essere appiccicosi.

A qualunque livello di freddo si può invece resistere perfettamente, basta essere vestiti correttamente.

Una volta su un treno internazionale in Europa trovai un controllore super simpatico che si era unito alla mia compagnia per una partita a carte veloce. Aveva rifiutato una birra perché non può bere in servizio. Bella la vita, così.

Però parlava un po’ di italiano e sapeva giocare a scopone scientifico, quindi si è guadagnato la mia stima.

Vorrei farmi un tuffo in piscina, ma almeno c’è posto a volontà per sedermi comodamente e godermi il viaggio.

Credo che potrei scrivere qualcosa di ciò che affolla la mia mente, che condividerlo con un foglio o con la tastiera del mio computer potrebbe aiutare a liberarmi dalle numerose ansie e preoccupazioni. O magari, più semplicemente, aiuterà a mettere in ordine i problemi.

Quel tuffo in piscina non mi dispiacerebbe affatto in questo momento. Bellissima quella volta che mi lanciai da un trampolino di 10 metri senza averlo mai fatto prima, non nego che avevo una certa sensazione di vertigine, ma sotto c’era acqua e null’altro, di cosa mi sarei dovuto preoccupare? Il salto sembrava davvero infinito, E nel frattempo mi ero ricordato di quando poco tempo prima avevo fatto un salto in bicicletta involontariamente, c’era una discesa troppo ripida e mi ci ero avvicinato troppo velocemente. E avevo provato la stessa sensazione nello stomaco, come se si stringesse tutto di un colpo. Che poi, chissà se era lo stomaco o il cuore. Immagino che dovrei saperlo, l’informazione dovrebbe essere riposta in qualche “cassetto” della mia memoria.

E adesso, con il caldo che fa, mi lancerei in acqua. Voglio farmi una doccia, visto che la piscina pare un sogno e nulla più di questi tempi, con i mille impegni. Ma l’aria condizionata la vogliamo accendere su questo vagone o no? Apriteci dei finestrini, qui la gente fatica a respirare. Spero solo che nessuno svenga per la temperatura anormale, altrimenti inizieremmo ad accumulare ritardo, e già siamo partiti in ritardo (per fortuna, altrimenti non sarei qui).

Dovrei uscire in bicicletta qualche volta, non ne uso una dall’età della pietra circa.

Anche andare a farmi una corsetta non sarebbe affatto male, nel bosco, a contatto con la natura per godermi il pianeta. Si parla sempre di riscaldamento globale, di buco nell’ozono, di tragedie ambientali eccetera, forse è per questo che mi piace un sacco correre nel bosco. Aiuta anche a liberare la mente, a mio avviso.

Il treno corre sui binari, le fermate sono poche perché è diretto, almeno una gioia in questa lunga giornata.

Probabilmente la stazione a cui scendo ha un microclima a sé stante. Scendo dal treno e diluvia. Devo arrivare all’auto, non ho l’ombrello ovviamente. mi incammino con calma, non vale la pena correre ancora, per oggi ho davvero finito. Per un secondo mi giro, coperto dal cappuccio della felpa che mi porto dietro sempre per sicurezza, a guardare il mio mezzo di trasporto che riparte scivolando rumorosamente sui binari fradici. L’ho incrociato per una frazione di secondo, ma sembra che sia durato mezz’ora. Il macchinista mi stava sorridendo. Per un secondo abbiamo condiviso la stessa sensazione di arrendevolezza davanti alla scadenza della giornata. Anche per lui era l’ultimo viaggio, il suo turno stava per finire, a breve saremmo stati nelle rispettive dimore. Gli ho sorriso in risposta.

Vado a farmi un tuffo nelle lenzuola che domani sarà una lunga giornata. E ci vado sorridendo come il macchinista.

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