Il pub è lo stesso di ogni altro giorno, la birra è la stessa dell’ultima volta, i frequentatori abituali del locale che frequento abitualmente sono sempre qui con me, ne conosco un paio, gli altri solo per questa abitudine che abbiamo in comune, so giusto come si chiamano.

La ragazza dietro il bancone è sempre lei, sorriso smagliante anche davanti all’alcolista disperato di turno, parole carine che accompagnano ogni ordinazione “ non esagerare Jim”, “Carl, dovresti tornare a casa adesso”, “Freddie, ti sei laureato ieri, non puoi fermarti al quarto Montenegro, il prossimo lo offre la casa come incentivo”.

A me, generalmente, chiede “serata di scrittura?” e sa che se sto per scrivere qualcosa gradisco un whisky con tre cubetti di ghiaccio nel bicchierone con i fiorentini “intagliati” (ma il vetro si intaglia?).

Qui il whisky ha un gusto legnoso, mi piace sentire che mi scalda il palato e assaporarlo mentre butto su carta le mie idee. Senza alcuna finalità pratica, nel senso che non mi ubriaco per scrivere, solo il calore e il sapore normalmente si sposano bene con le mie parole, o almeno mi sono convinto di questa cosa, mi piace e va bene così. In realtà non ho mai capito quelli che dicono “io bevo per scrivere (o comunque per esprimersi artisticamente), mi riesce meglio”: ho sempre ritenuto che la nostra migliore espressione stia proprio nella sobrietà, quando siamo liberi di essere chiunque vogliamo invece che essere forzati ad essere semplicemente degli ubriachi in preda a deliri vari.

Stasera però sono stanco, prendo una semplice acqua e limone; il quaderno per gli appunti è nella stessa tasca di sempre nella mia giacca, che è anch’essa la stessa di sempre. Leggera, inizia a fare caldo, ma con le tasche comode per contenere tutto ciò di cui una persona può eventualmente avere bisogno (un telefono per essere rintracciato, un quaderno, una penna e il portafogli). Una volta preferivo scrivere in matita, sono andato avanti per anni a scrivere in matita. Poi ho scoperto la bellezza e la scorrevolezza della penna. I pensieri sembrano meno rozzi, più levigati, come se l’inchiostro limasse le imperfezioni della mente, le mie incertezze a volte.

Stasera voglio fare qualcosa di diverso, non è possibile, da dieci giorni non faccio altro che venire qui la sera. Solitamente, almeno tre volte a settimana faccio altro. Sport, socializzazione, gite fuori porta. Ma ultimamente non mi va. Oggi sì, eppure l’abitudine mi ha trascinato dalla doccia a questa sedia.

Potrei alzarmi e andare a giocare a carte con i tizi del tavolo all’angolo dall’altra parte del locale. Non sarà molto, ma è qualcosa. Eppure la sera, dopo giornate piene di persone che parlano, urlano, si lamentano, riempiono ogni secondo del mio tempo, in questo periodo mi piace restare qui, nel mio quadrato di mondo.

Quadrato o cerchio, o cono, cilindro, qualunque cosa, decidi tu.

Mi torna in mente una serata passata a guardare un film, sgranocchiando popcorn caramellati. C’era una scena, in quel film, che sembrava esattamente quella che sto vivendo in questo momento. Un tizio seduto ad un tavolo di un bar e il mondo che viveva intorno a lui. Non ricordo che film fosse, né cosa succedesse al tizio in quel film, prima o dopo quella scena, ricordo solo quella scena e i popcorn caramellati. Anche salati non sono male, ma caramellati vanno bene in qualunque minuto della giornata, sono la nuova frontiera del gusto davanti a qualunque film. Alleggeriscono i film più pesanti, addolcendone la visione, e si sposano con i film più easy. Qualunque sia il tuo punto di vista su questo argomento, io preferisco quelli. Ho discusso spesso con svariate persone a riguardo, ma alla fine la realtà dei fatti è che dipende dal gusto personale. Non esiste giusto o sbagliato. Come potrebbe qualcuno dire che qualcun altro ha torto nel preferire i popcorn caramellati a quelli con burro e sale?

Che poi, se la quantità di burro è sufficiente e la temperatura è molto alta, adoro anche quelli salati. Ma in generale, se posso scegliere, li prendo caramellati.

Stasera voglio fare qualcosa di diverso, sono andato a correre appena tornato a casa. Mi fanno male le gambe. Poi una lunga doccia calda, uno scroscio ghiacciato prima di uscire come consuetudine, e accappatoio morbidissimo.

E mangiando una pesca sono venuto qui a prendermi un sandwich e questa acqua e limone perché ho lo stomaco affaticato per qualche motivo. Una volta dovrei andare a nuotare invece che a correre, è un sacco di tempo che non vado in piscina.

Sono le 21.30 e quei tizi stanno ancora giocando a carte, la barista mi ha detto che sono qui dalle 15. Non mi sorprenderebbe se facessero chiusura (è venerdì, si chiude alle 3.00), saranno alla quinta media a testa. Il loro tono di voce è decisamente troppo alto, ma non importa né a loro né tantomeno a me. Quella coppia di ragazzini; prima o poi uno dei due morirà asfissiato. Hanno preso un drink ma sono troppo impegnati a scambiarsi saliva per rendersi conto che i bicchieri sono in tavola da almeno mezz’ora. A chi importa? Non a me, né alla barista, che ha già incassato al momento dell’ordinazione.

E che dire di quell’uomo al computer che telefona a chissà chi senza sosta e digita compulsivamente cose sulla tastiera. Sembra molto impegnato e molto arrabbiato, e non mi sorprende visto che si è fatto due caffè corretti e una grappa da quando sono qui io. Apparentemente il detto “affogare i dispiaceri nell’alcol” ha qualche fondamento nel mondo reale.

Stasera non voglio stare qui, ed è ancora presto. Guardo l’orologio e sono già le 22. Quando osservo il circondario tempus fugit – latino tanto odiato ai tempi della scuola, non mi dispiacerebbe riprenderne lo studio adesso.

“E andiamooo! Ventuno a zero, ci dovete una birra!”.

Un’altra partita a scopone scientifico è apparentemente appena finita.

Stasera mi alzo finendo al volo la mia acqua leggermente frizzante, saluto con un gesto la ragazza che sta prendendo ordinazioni, apro il portone ed esco a prendere una boccata d’aria. Vorrei andare in Islanda a visitare i Geyser, devono essere davvero davvero una meraviglia. Perché mi sono venuti in mente? Ah già, ne stava parlando stamattina la signora che ha voluto il caffè macchiato freddo (mi ha scioccato questo dettaglio).

Un giorno ci andrò.

Ora vado a casa a dormire che domani la sveglia suonerà presto.

whisky

Annunci