Questo post va a tutti quelli che conoscono la vita del pendolare perché la condividono con me ogni singolo giorno, e a quelli che non la vivono e vogliono provare ad immedesimarsi in uno di noi. 

Il discorso si sviluppa in particolare intorno al mezzo di trasporto che utilizzo io, ovvero il treno. 

Parlo per esperienza personale, da universitario e pendolare, da persona che impiega quasi due ore a raggiungere la propria sede di studi e altrettante per tornare indietro. 

La giornata del pendolare inizia il giorno prima. Se vai a dormire troppo tardi, sai che ne pagherai le conseguenze quando la sveglia delle 5.40 ti farà una poco amorevole carezza per riaccoglierti nel mondo reale. 

Se per qualche motivo hai troppi pensieri e fatichi a prendere sonno, pagherai allo stesso modo i postumi delle ore passate ad osservare il soffitto e a pensare che sì, sarebbe bello avere un pulsante per andare in stand-by immediatamente. 

La giornata del pendolare deve essere organizzata. Pendolare significa organizzazione. Se hai una pausa pranzo che non ti lascia il tempo per andare al ristorante o se sei un universitario che risparmia i propri soldi durante l’anno per spenderli in viaggi come me, sai che la preparazione del pranzo al sacco è fondamentale. Che tu lo faccia il giorno precedente o mentre fai colazione, l’unica nota positiva dell’occupare una buona porzione del proprio bagaglio a mano è che quantomeno mangerai quello che ti va (o quello che sei riuscito a trovare in casa, dipende dai giorni). Trovare un microonde è la manna dal cielo. 

Uno dei punti salienti della nostra esistenza organizzata è il tragitto casa-posto di lavoro o, come è per me, casa-università.

Il tragitto di un quarto d’ora fino alla stazione in auto, un’ora buona di treno e, per concludere in bellezza, venti minuti in metropolitana. 

Partire in orario, e possibilmente con qualche minuto di anticipo, da casa è fondamentale. Non capita tutti i giorni di trovare un treno che non faccia ritardo, tuttavia nel caso in cui riusciamo ad essere fortunati a tal punto bisogna essere in stazione nel momento giusto.

A questo punto bisogna fare qualcosa. Recuperare il sonno perso a causa della sveglia all’alba, leggere un libro per rilassarsi, utilizzare un qualche genere di videogioco, riprendere lo studio della sera precedente, socializzare con eventuali compagni di viaggio, finire un progetto o un lavoro, sia esso cartaceo o con supporto digitale, ascoltare della musica facendo tutto ciò, tenersi informati su ciò che accade nel mondo con un giornale e molto altro, possiamo fare di tutto. Recuperare il sonno perso rimane sempre una delle opzioni migliori.

Qualunque cosa si decida di fare, la speranza di trovare nella propria carrozza persone che si siano lavate almeno la sera prima è sempre fortissima.

Se tutto va bene troviamo posto a sedere, altrimenti s’ha da tenere attiva la circolazione sanguigna nelle gambe rimanendo verticali. 

Il ritorno è simile, con la differenza che per qualche combinazione astrale sfavorevole, a meno di non tornare la sera molto tardi, le carrozze sono sempre molto più affollate nel tragitto serale, la probabilità di trovare posto si riduce drasticamente. E il livello di stanchezza fisica e mentale incrementa di molto. Una combinazione che mette a dura prova i nervi di molti.

Spesso, inoltre, capita di dover correre per non perdere il treno, con conseguente obbligo di attesa del mezzo successivo, che di piacevole ha ben poco.

Il tragitto in metropolitana, che non solo i pendolari utilizzano la mattina e che è perciò un discorso aperto a tutti, è sempre una grande incognita. Ci sono i giorni di fortuna estrema in cui si trova posto a sedere, o in cui comunque si può stare abbastanza comodamente aggrappati agli appoggi; altre volte invece capita di doversi sorbire dei viaggi stipati e quasi abbracciati gli uni agli altri.

In questo momento il desiderio più forte è quello che sul vagone non ci sia odore di kebab che, non me ne voglia nessuno, la mattina presto non è esattamente piacevole; in realtà tutti vorremmo trovare un’aria quantomeno respirare, senza alcun tipo di odore strano in generale. 

Per concludere, come non citare la difficoltà nell’avere una vita sociale, almeno per quanto riguarda i giorni infrasettimanali.

“Hey, ti fermi a bere una birra dopo le lezioni?”

“Scusa, ma sinceramente non vorrei perdere il treno delle 19, altrimenti arrivo a casa che quasi sono le 22, e domani c’è sveglia presto…”

Un saluto e un abbraccio a tutti i miei amici pendolari e a chiunque sia arrivato a leggere fin quaggiù.

(Scherzavo a proposito della birra, non si rifiuta mai prima di dover affrontare il rientro)

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