Mi hanno detto che è quasi Natale, perciò ho pensato di regalarvi una novella appropriata alla stagione corrente. Come sempre spero che vi piaccia; credo che molti abbiano voglia di una storia d’amore natalizia. Io ne avevo voglia. Buone feste.”

Gli elfi, si sa, vivono per sempre; questo tuttavia non significa che restino per sempre. Da agosto a dicembre lavorano nella Fabbrica dei Regali, e per il resto dell’anno hanno una vita privata. Ogni volta che c’è la Grande Adunata estiva degli elfi per organizzare la spartizione dei compiti, Santa non sa quanti presenzieranno. Alcuni se ne vanno, altri vengono, nuovi.

Alcuni elfi dei regali – chiaramente stiamo parlando soltanto di questa sottospecie – sono fedelissimi a Santa, già da quando era uno sbarbatello inesperto. Timothy e Jack, Terry e Steve, sono solo alcuni di quelli che sono in prima fila da centinaia di anni. Ma non parleremo di loro. L’attenzione di oggi è tutta per Santa. Sono venuto a conoscenza di un aneddoto particolare riguardante la sua vita e, ritenendolo piuttosto interessante, ho pensato di condividerlo con voi.

Anya era una giovane – rimasta giovane e perciò una di quelli giovani per sempre – elfa dei regali, che nell’Anno Cinque di Santa il Terzo – ovvero l’attuale – si presentò alla Grande Adunata, e pareva molto volenterosa. Si rivelò effettivamente una gran lavoratrice, anche decisamente capace. Inoltre, era sempre sorridente e si faceva voler bene da tutti, pronta ad aiutare chiunque e a scherzare in ogni situazione.

Al termine di ogni sua permanenza, l’ultimo giorno dell’anno, quando tutti vengono congedati dopo aver sistemato la Fabbrica, lasciava un regalo a ciascuno dei suoi colleghi. Delle forbici, un pettine per la barba, uno spremiagrumi, erano piccoli oggetti di uso quotidiano ad essere regalati. Ma a Santa no. Per Santa non c’era mai alcun piccolo oggetto.

Per lui c’era sempre un peluche. A forma di animale, ogni anno più grande, partendo da un papero si era arrivati ad un mammuth; sotto una zampa di questi animali c’era sempre un cuore rosso, cucito, con la scritta with love all’interno. Chiaramente gli elfi sono poliglotti ma, si sa, l’inglese fa sempre un gran effetto in questi casi.

Logicamente Santa si innamorò di lei, e diede inizio così al mio racconto. Aspettava il momento propizio per invitarla a cena, ma passavano gli anni e lui non trovava il coraggio, era ancora troppo giovane e poco maturo. Dopo aver ricevuto il mammuth, nell’Anno Diciassette, decise una volta per tutte che alla successiva Grande Adunata le avrebbe parlato, seriamente.

Se Anya si fosse presentata a quell’Adunata io non avrei una gran storia per voi, quindi avete già capito che lei non ci andò. E nemmeno l’anno successivo, né nessuno dei seguenti. E santa fu triste, a lungo. Non si dimenticò mai di lei, ma fu costretto dalle circostanze a riacquistare il sorriso, pur vivendo senza una Signora Claus.

Facciamo un balzo temporale e arriviamo all’anno scorso. Vediamo un Santa cambiato, maturo, in quel periodo della sua vita chiamato “mezza età”. Capelli e barba curatissimi, sale e pepe. Un buon fisico, va in palestra tutti i giorni ma, siccome il popolo lo vuole grasso, si imbottisce i vestiti. Molto simpatico e carismatico, a detta di chi lo conosce da vicino. Non si direbbe, ma a gennaio mette un costume da bagno, qualcosa in un trolley, sale su un aereo e va in Australia a fare la bella vita da spiaggia per sei mesi. Molti lo conoscono, e la sua identità di “portatore di doni” non è misteriosa, né lui si impegna per tenerla segreta.

Soltanto una cosa pochissimi sanno di lui. Un tatuaggio fatto con inchiostro magico – e beh, lui è Santa Claus, deve avere qualcosa di magico – invisibile a tutti. Mi hanno detto che è un cuore, esattamente come quelli che la ragazza cuciva sotto le zampe dei peluche, che all’interno recita Anya. E’ tatuato sul suo petto. Il ricordo della giovane elfa è sempre con lui. Santa è innamorato.

Perdonatemi l’excursus. Torniamo all’anno scorso. Ad agosto, alla Grande Adunata, la vide subito. Dopo 308 anni, lei era ancora la stessa, identica. Del resto, è un’elfa.

Sì, come vi aspettavate, Santa ed Anya si sono ritrovati, ed egli ha trovato le forze di farla chiamare nel proprio ufficio per parlarle. Non era cambiata, ma Santa era diventato adulto. Dialogarono per più di cinque ore, ma nessuna delle mie fonti aveva idea di cosa si fossero detti. Allora ho scritto a Santa stesso, per chiederglielo, ben poco discretamente.

Non mi ha risposto – mi avrebbe sorpreso il contrario -, ma ho ricevuto un’altra lettera.

“Volevo solo farti sapere che Santa è cresciuto troppo, e non potrei mai diventare sua moglie, come lui vorrebbe. Un tempo avrebbe potuto funzionare tra di noi, ma ora siamo psicologicamente troppo distanti. Saremo amici, forse. Buon Natale.” Era firmato Anya.

Niente happy ending, dunque.

Se non altro, Santa si è messo il cuore in pace; beato lui.

Magari un giorno andrò a trovarlo nell’altro emisfero.

 Neve.

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