Viaggio per le vie della città, cammino a passo sostenuto ma non veloce, con calma e senza fretta, oggi sono libero da impegni. Fa caldo, per essere le 8 di mattina. In fondo, è luglio. Non c’è nemmeno mezza nuvola e non esiste tensione in questa città. Lo stress è allentato dalla calura. C’è chi è già al lavoro, ma tutti gli studenti sono in vacanza, e dormono, si godono il riposo; di certo non sono in giro. Io mi muovo senza problemi, e incontro molte persone. Molte per modo di dire, molte per questo orario. Penso a nulla. Penso al mondo. Cioè al nulla. Cos’è il mondo? Cosa sono le persone? Cosa sono io? Credo di non essere nulla, al momento. Cosa sono le emozioni? Conseguenze della ragione. Io ora ragiono, ma non so che emozioni la mia stessa persona stia provando; provo emozioni nulle, provo a provare il fatto che provo emozioni. Non ci riesco. Non provo, penso, ora. Guardo e penso.

Una ragazza che corre. Musica nelle orecchie e passo molto veloce. Vuole perdere qualche chilo, presto andrà al mare e vuole essere pronta ad indossare il costume. La seguo fino al primo incrocio. Lei prosegue e io svolto.
Un cane – che bello che sei, cucciolo! – avanza zampettando verso di me. Ha il pelo di un colore stranissimo, rosso, anzi giallo. Dipende dalla luce. Tempo di pochi secondi e arriva anche il padrone. Luigi, 70 anni, è ancora molto giovanile. In pantaloncini e maglietta, con una felpa leggerissima.
Dopo qualche minuto di cammino incontro una coppia di anziani. Sposati da 60 anni, fanno tantissima tenerezza, guardandoli camminare appoggiati ai rispettivi bastoni. Sfiorano i novanta, ma si vogliono bene come se fossero adolescenti alle prese con il primo amore.
Sono ormai sul lungolago. Ho oltrepassato da non molto una pasticceria da cui usciva un profumo di brioche che mi ha messo un appetito incredibile. Ma non mangerò. Ho un appuntamento.

Mancano meno di cinquecento metri. C’è un pescatore semi addormentato accanto alla sua canna. Entro sera avrà di che nutrirsi per cena, e sua moglie ne sarà felice -sta fuori tutto il giorno, che almeno porti a casa da mangiare-. Nessuno mi aspetta ma ci sono quasi.

Eccola. Esce di casa – quanto è bella? -, capelli lunghezza spalla che ondeggiano nel loro essere naturalmente lisci. Castano brillante. Ricadono nell’aria del mattino. Non fa fresco ma ha i pantaloni lunghi. Sa essere fine in ogni occasione della vita, con vestiti di lino leggerissimi in questo caso. Colori panna, bianchi, azzurrini. Non vedo bene. Non sono molto vicino. Mi devo ricordare di non guardarla fisso negli occhi. Morirei. Non me lo ricorderò, e come ogni volta me ne innamorerò. Affogo in quegli occhi.

La seguo per un pezzo. Corro per arrivarle accanto, la raggiungo e senza fermarla inizio a parlare. Prendo il coraggio a due mani e riesco a metterla in guardia. Non voglio che quello la rovini. “Non ci andare, amore, ti prego. Non andare a quella conferenza, non andare ad incontrarlo. Ti farà dimenticare di me. Non voglio, ti prego. In nome di ciò che siamo stati insieme.” Lei cammina, e naturalmente non si è accorta di me. Non sono più quello di un tempo. Sono occhi invisibili, corpo impalpabile e voce inudibile. Sono un’entità eterea, nulla di più.

Sono un nulla finito.

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